Livorno-Lazio ed il saluto romano

Ieri si è giocata la partita Livorno-Lazio (per la cronaca 2-1), una gara che spicca soprattutto per motivi extracalcistici. Infatti, ormai sappiamo che da una parte la curva livornese inneggia agli ideali comunisti sventolando ripetutamente la bandiera di Che Guevara, mentre la curva laziale inneggia agli ideali del fascismo e del duce sventiolando svstiche e croci celtiche. Primo episodio da condannare: arrivo dei giocatori laziali col pullman e lancio di un petardo da parte dei tifosi (spero pochi) livornesi verso i giocatori. Secondo episodio da condannare doppiamente perchè trattasi di un comportamento recidivo: il saluto romano di Di Canio verso i suoi tifosi e verso tutto lo stadio.Quello che dispiace è che l'abbia commesso un giocatore ormai anziano calcisticamente parlando e con tanta esperienza anche all'estero (ha giocato in Inghilterra). Ora, sebbene i tifosi violenti siano da condannare, ritengo che l'episodio Di Canio sia ancora più grave in quanto un giocatore, peraltro simbolo di una squadra, non può commettere simili gesti che non fanno altro che acuire un clima di tensione e di violenza. Il signor Di Canio, che negli studi televisivi sembra anche una persona educata e rispettosa, può pensarla come vuole riguardo alla politica, ma non per questo lo deve mostrare in campo con gesti irrispettosi che innescano una reazione a catena autorizzando i tifosi a comportarsi in maniera simile. Dov'è finito il fairplay di Di Canio tanto decantato dai giornalisti italiani e stranieri? Ricordo che durante una partita di calcio del campionato inglese Di canio si era distinto per un episodio di fairplay di tutto rispetto. Il mio augurio è che possa smetterla con gesti e saluti che nulla hanno a che fare con il calcio. Se si vuole eliminare o almeno far diminuire la violenza nel calcio è necessario che i giocatori inizino a comportarsi in maniera rispettosa verso gli avversari e soprattutto che non diano ai tifosi il pretesto per perpetrare la violenza.