lunedì, maggio 22, 2006

Il voto all’estero è discutibile?

Berlusconi ha perso (e ancora non l’ha riconosciuto) le elezioni ma sicuramente non ha perso la voglia di rimanere il protagonista nello scenario politico italiano. L’ultima sparata riguarda l’opportunità di far votare gli italiani all’estero nelle prossime elezioni. Secondo Berlusconi, gli italiani all’estero “non pagano le tasse, è piuttosto discutibile che possano votare”. Dopo aver combattuto per lungo tempo e dopo aver ottenuto il risultato atteso, Tremaglia dovrà fare i conti con il capo della sua coalizione. Azzardo un’ipotesi: può essere che Berlusconi non voglia più far votare gli italiani all’estero essendo stati questi ultimi la causa della sua sconfitta al Senato? E’ l’unica ipotesi possibile perché l’affermazione secondo la quale gli italiani all’estero non dovrebbero votare non essendo contribuenti del fisco italiano è semplicemente assurda e si rivelerebbe un’arma a doppio taglio per l’ex Premier. Infatti, secondo il suo criterio, quasi tutta la sua base elettorale dovrebbe essere privata del diritto di voto e ciò precluderebbe in modo definitivo un’eventuale ritorno del Cavaliere in politica…

5 Comments:

At maggio 22, 2006 3:39 PM, Blogger vieller said...

Ritengo sbagliato il voto degli italiani all'estero, se non altro perchè non vivendo in Italia, l'interesse che possono avere è relativo. Pensiamo solo a chi da 20 anni non vede l'Italia, votando ha la stesso potere politico mio o tuo che ci viviamo da sempre.
Certo il pulpito (di Berlusconi) non è quello giusto per dire tale affermazione, considerato appunto che qualcuno per lui si è dato tanto da fare per farli votare e che sono stati proprio loro a fargli perdere le elezioni. Anche il tempismo mi fa ridere, poteva almeno spettare qualche mese, farci dimenticare le elezioni.

 
At maggio 23, 2006 4:28 PM, Blogger Morgan said...

Non sono d'accordo con Vieller. Sono a favore del voto per gli Italiani all'estero e non inerisce ad un contesto di pagamento di tasse come afferma il nano di Arcore. L'identità politica di una persona trova il suo sostrato proprio nell'appartenere idealmente ad una nazione. Anche se vive in Burundi da 30 anni, una persona ricorda il suo paese oppure ha legami con quel paese: un modo per sentirsi coinvolto e apprezzare una terra che vede da lontano.
Il discorso tasse del nano è da stupidi: allora non facciamo votare tutti i disoccupati o quelli che evadono le tasse portando i soldi in Svizzera (che vivano in Italia o meno).

L'identità politica e il voto sono concetti molto più profondi di una tassa pagata.

Morgan

 
At maggio 24, 2006 8:49 AM, Blogger vieller said...

Non sono molto d'accordo MORGAN.
Se è vero che basta appartenere idealmente ad una nazione o esserci semplicemente nati per avere diritti, penso a quante persone vivono e lavorano nella nostra nazione (non necessariamente extracomunitari o disperati), paradossalmente pagano le tasse (quindi avrebbero accontentato Berlusconi) e sarebbero disposti a giurare di appertenere idealmente all'Italia "tanto da aver abbandonato la propria partia d'origine per vivere in Italia".
Una legge deve essere fatta con dei principi di base tangibili per evitare il più possibile discriminazioni. E' difficile se non impossibile definire che appartiene ideologicamente alla nostra nazione. E poi a quale ideologia: politica, religiosa, economica ... o quale altra. Secondo me la legge per il voto degli italiani all'estero avrebbe dovuto contemporaneamente regolamentare il voto di chi vive in Italia. Regolamentare, non concedere a occhi chiusi.

 
At maggio 24, 2006 10:56 AM, Blogger Undine said...

Il voto per gli italiani all'estero è stato voluto anche dal centrodestra. troppo comodo condannarlo ora, da parte di Berlusconi.
All'estero non ci sono soltanto nostalgici con le foto di Benito nella pizzeria di famiglia, ma anche giovani italiani che hanno lasciato il proprio Paese, incapace di creare opportunità per loro.

 
At maggio 25, 2006 7:40 PM, Blogger Tom said...

si vuole spianare la strada per le prossime elezioni...certo che ormai la sua carriera politica è finita.Eppure non vuole mollare la "cadrega"

 

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